Il Ruolino del Capitano Francesco Gay della Folgore recuperato dai Carabinieri

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Il Ruolino del Capitano Francesco Gay della Folgore recuperato dai Carabinieri

fregio.rrao_.Un’importante testimonianza del ruolo sostenuto dai paracadutisti della Folgore durante la Lotta di Liberazione è stata ricuperata dai Carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze e di Cagliari: un documento storico che è stato presentato ieri presso la Caserma “C. Pisacane” (dove sarà d’ora in poi conservato) con l’intervento del colonnello Maurizio Fronda, comandante del 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione ed Acquisizione Obiettivi “Folgore”, e del capitano Lanfranco Disibio, comandante del NTPC dei Carabinieri di Firenze: “Grazie ai Carabinieri – spiega il colonnello Fronda – siamo riusciti a riguadagnare un frammento di storia dei nostri predecessori.” Ad essere stato ricuperato è infatti il ruolino militare del primo reparto della Brigata Paracadutisti Folgore ricostituitosi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e quindi operante a fianco degli Alleati per liberare l’Italia dal giogo nazifascista: il documento, che era in vendita su E-bay, è stato individuato casualmente da un militare del reggimento di stanza alla Caserma Pisacane che ha subito informato della scoperta il proprio comandante ovvero il colonnello Fronda che a sua volta, nel novembre scorso, ha interessato i Carabinieri del NTPC di Firenze: è stato quindi appurato che si trattava di una documentazione storico-archivistica che in base alla legislazione vigente doveva necessariamente rientrare nel patrimonio dello Stato e non poteva perciò essere detenuta da privati.

Le successive indagini avviate dalla magistratura hanno quindi portato nel gennaio scorso al ricupero del ruolino ed all’individuazione del suo possessore che l’aveva acquistato in un mercatino dell’usato di Cagliari e poi aveva pensato di rivenderlo su una piattaforma di compravendite on line: resta da sapere come sia finito in mani private quel ruolino, che come tutti documenti consimili, doveva essere invece custodito negli archivi militari.

imageTutto ciò, come è stato ricordato, potrebbe essere in realtà avvenuto in perfetta buona fede: nel caos dell’immediato dopoguerra è infatti possibile che un appartenente al reggimento (sciolto nella primavera del 1945) abbia, ad esempio, voluto sottrarre quel registro alla distruzione venendo poi ereditato dai suoi congiunti e quindi in qualche modo nuovamente passato di mano. Ora quel ruolino è stato appunto consegnato al Comando del 185° Reggimento RAO “Folgore” che rappresenta il diretto erede dello “Squadrone da ricognizione Folgore”, meglio noto come “1° Squadrone F”, fondato nell’autunno del 1943 dal capitano Carlo Francesco Gay per combattere a fianco degli Alleati traendo gli effettivi da vari altri reparti disciolti, dispersi o sbandati e soprattutto dal III Battaglione del 185° Reggimento Fanteria Paracadutisti rimasto in territorio nazionale (mentre il II e IV Battaglione, inviati in Africa Settentrionale, prenderanno parte alla famosa battaglia di El Alamein nell’ottobre 1942). Nel ruolino appena ritrovato, relativo all’anno 1944, sono stati, in particolare, accuratamente annotati i componenti dello “Squadrone F” con gli spostamenti, gli scontri a fuoco ed i militari deceduti, feriti o dispersi: un vero diario di guerra. Nel corso della sua attività, protrattasi per circa diciotto mesi, lo Squadrone F, posto sotto il Comando Alleato nell’ambito dell’Esercito Cobelligerante Italiano, ha operato affiancando prima i Canadesi e poi gli Inglesi nella risalita anglo-americana lungo la penisola sino allo sfondamento della Linea Gotica allestita dai Tedeschi ed il successivo dilagare nella Pianura Padana che avrebbe infine portato alla resa delle forze nazi-fasciste il 25 aprile 1945. Durante la “Campagna d’Italia” lo Squadrone F operò in numerose operazioni di ricognizione e di combattimento, sia in campo aperto che dietro le linee nemiche prendendo, fra l’altro, parte alla liberazione di Firenze e di altre località toscane nell’estate del 1944. “Erano in tutto circa duecento militari – continua il colonnello Fronda – ed operavano in piccoli gruppi di 5-6 uomini spostandosi in continuazione. In taluni casi per individuare le postazioni tedesche si facevano anche scoprire apposta in modo da suscitarne la reazione e segnalarne quindi la posizione alle forze alleate”. Una delle operazioni più importanti a cui parteciparono fu l’aviosbarco eseguito nella notte del 20 aprile 1945 in Pianura Padana nell’area compresa fra Bologna, Ferrara, Modena e Mantova: l’Operazione Herring, così era denominata quella incursione, fu anche l’ultimo aviosbarco della Seconda Guerra Mondiale sul teatro europeo.

Ad essa presero parte 226 paracadutisti italiani (di cui 117 appartenenti allo Squadrone F) che si lanciarono da bimotori C-47 della Raf per andare a compiere sabotaggi di ponti, linee telefoniche e depositi di munizioni ed altre azioni improvvise che, con l’appoggio di formazioni partigiane, gettarono nello scompiglio i Tedeschi. Quattordici paracadutisti atterrarono in località Dragoncello, nel comune di Poggio Rusco (Mantova) e si nascosero in un casale dove però furono scoperti dai Tedeschi con i quali impegnarono un sanguinoso conflitto a fuoco: tutti i parà italiani rimasero uccisi e la casa fu data alle fiamme (da allora il luogo si chiama Ca’ brusada). Nel luogo dove atterranno quei parà è stato eretto un monumento, mentre il nome Poggio Rusco venne attribuito al 3°Battaglione della Folgore (sciolto nel 1998). Sempre legato alle imprese dello Squadrone F è il nuovo fregio che dal giugno 2015 campeggia sul basco amaranto dei paracadutisti del 185° Rgt. Folgore RAO con la cerimonia di consegna avvenuta presso la caserma Pisacane nel 70° anniversario della Liberazione.