EXE “Storm 2016”

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EXE “Storm 2016”

cofs29ott16aIl 29 Ottobre 2016 la delegazione italiana all’assemblea Nato, presieduta da Andrea Manciulli, e del suo Gruppo Speciale sul Mediterraneo e il Medio Oriente, presieduto da Gilbert Lebris, ha assistito presso il 60° stormo di Guidonia all’esercitazione “Storm 2016“, pianificata e organizzata dal Comando interforze per le operazioni delle forze speciali (Cofs) guidato dal generale di divisione Nicola Zanelli. L’attività addestrativa, che segue la due giorni di lavori della delegazione sui temi dell’immigrazione e del terrorismo tenutisi nell’aula di Montecitorio, ha visto impegnate le forze speciali delle Forze armate in un esercizio per la liberazione di due operatori umanitari sequestrati da un gruppo di terroristi in un paese immaginario segnato da grave instabilità e turbolenza. Sul campo l’azione simulata ha visto necessariamente impegnati anche la componente aerea (5 elicotteri e un velivolo) e due assetti cinofili delle Forze armate. Tutta l’attività esercitativa interforze delle forze speciali è fondamentale per standardizzare le procedure delle diverse componenti che provengono dalle quattro Forze armate, per addestrarle ad agire insieme, in un unico gruppo, quando chiamate a garantire la sicurezza nazionale fuori del territorio italiano (come ad esempio i consolati e le ambasciate).

Lo scenario

cofs29ott16bUn gruppo di terroristi ha sequestrato due operatori umanitari in un Paese immaginario, segnato da grave instabilità e turbolenza. Viene deciso così l’intervento delle Forze Speciali, che preparano l’operazione STORM 2016 per liberare gli ostaggi. In campo scendono le forze speciali delle quattro Forze Armate: i Paracadutisti d’Assalto del 9° Col Moschin dell’Esercito, il Gruppo Operativo Incursori (GOI) della Marina Militare, i Carabinieri del Gruppo Intervento Speciale (GIS), gli Incursori del 17° Stormo dell’Aeronautica Militare. Con loro anche le forze per le operazioni speciali, gli acquisitori obiettivi del 185° RRAO e i Rangers del 4° Alpini paracadutisti dell’Esercito, oltre a due team cinofili (uno del Centro Militare Veterinario dell’Esercito e l’altro del GIS. Sull’obiettivo (un fabbricato isolato dai centri abitati) giungono e all’azione partecipano diversi elicotteri: 1 CH47F dell’Esercito, un EH101 della Marina e l’HH101 dell’Aeronautica che schiera anche due AB212 e un aereo C27 Pretorian della 46° Brigata Aerea. Con funzioni di scorta ci sono anche due Mangusta A129 dell’Esercito. I primi a intervenire sono gli Acquisitori Obiettivi del 185°, che si lanciano dal C27 col paracadute nei pressi dell’obiettivo per raccoglierecofs29ott16c informazioni da trasmettere al centro di comando e controllo, il COFS, per definire la situazione sul campo , confermare la presenza degli ostaggi e fornire, quindi, indicazioni ai reparti incaricati di liberarli e neutralizzare i terroristi. L’operazione prosegue con il cordonamento del fabbricato da parte dei Rangers del 4° Alpini paracadutisti, sbarcati a terra da uno degli elicotteri H101. I terroristi si accorgono però che stanno per essere catturati e tentano la fuga con l’ostaggio a bordo di due coppie di pick-up, che si allontanano a tutta velocità, per essere subito braccati dagli elicotteri AB212, a bordo dei quali ci sono gli snipers del GIS dei Carabinieri che aprono il fuoco. I mezzi dei terroristi si dividono allora in due gruppi. Ma nel volgere di pochissimo, su un gruppo si avventano gli incursori della Marina e del GIS, portati da un EH101, i quali bloccano i veicoli e arrestano i terroristi, mentre sull’altro si concentrano le special forces del 9° Col Moschin e del 17° Stormo che erano a bordo del CH47F. cofs29ott16dNell’azione concitata l’ostaggio viene liberato e i terroristi tutti catturati, uno dei quali fermato da un cane mentre cercava di fuggire. Gli operatori delle Forze Speciali intervenuti a terra vengono finalmente recuperati dagli elicotteri: quelli del 9°, in particolare, col metodo a grappolo che consiste nell’agganciarsi – tramite un’imbracatura speciale – a due funi spesse munite di anelli, alle quali rimangono sospesi in volo. Si tratta naturalmente di una simulazione, e il Paese immaginario ha preso forma all’interno dell’aeroporto militare di Guidonia, nei pressi di Roma, dove ha sede il 60° Stormo. Le fasi dell’operazione sono state riprodotte in modo assolutamente realistico, con uno scenario complesso che ha visto agire in modo totalmente coordinato le diverse componenti del Cofs.

Fonte: Difesa